L’orsa Daniza: (ennesimo) caso di irrazionalità?

Immagina di trovarti di fronte ad un edificio in fiamme. Immagina di sentire le urla di un bambino che piange e di un cane che abbaia disperatamente. Decidi di entrare per recuperarli, ma hai pochissimo tempo e non c’è tempo per salvarli entrambi. Quale dei due sceglieresti? Il bambino o il cane?
In psicologia si usano spesso situazioni sperimentali di questo tipo per studiare il ruolo delle emozioni nelle decisioni etiche. Come fanno le persone a scegliere cosa sia moralmente giusto o sbagliato fare? Che ruolo giocano le emozioni nelle decisioni etiche?


Una situazione molto nota ed utilizzata è il problema del treno. Un treno in fuga è diretto verso un gruppo di cinque persone che camminano lungo i binari. Tu sei uno spettatore e puoi decidere se tirare una leva per deviare il carrello su un’altra corsia dove sta camminando una persona. Se non fai niente, moriranno cinque persone. Ma azionando la leva ne salverai cinque e causerai la morte certa di una persona. Cosa fai? Lo scenario può essere variato in molti modi. Ad esempio, cosa succederebbe se dovessi spingere personalmente una persona sui binari per salvare le altre cinque persone?




Lewis Petrinovich ed i suoi colleghi hanno usato ipotetici dilemmi morali di questo tipo per esaminare le basi evolutive delle decisioni morali. Alcune delle loro situazioni di fantasia coinvolgono i conflitti tra le persone e gli animali. Ad esempio, in uno scenario, alle persone è stato chiesto di direzionare un vagone contro un giovane adulto umano al fine di salvare gli ultimi cinque esemplari di gorilla del pianeta. I ricercatori hanno presentato diverse varianti di questo scenario a diversi campioni di persone, concludendo che esistono principi morali universali tali per cui la vita umana vale di più della vita degli animali.




A questo punto una domanda sorge spontanea: come si spiega il clamore delle ultime vicende di cronaca attorno al caso Daniza, la mamma orsa trentina che è stata uccisa per aver aggredito un uomo? Possiamo definire razionale il comportamento di chi ha creato un caso mediatico così grande legato all’abbattimento di un animale? Il caso dell’orsa ha una spiegazione razionale tale da giustificarne la portata mediatica rispetto alle innumerevoli situazioni drammatiche di cronaca che sono purtroppo all’ordine del giorno?


Lasciamo da parte le questioni politiche e le lotte di partito generate dal caso: abbandoniamo di proposito le lunghe discussioni circa la moralità della vicenda. Portiamo rispetto agli animalisti coinvolti, alla nostra concittadina Daniza e ai suoi cuccioli, e al malcapitato fungaiolo aggredito. Quello che ci ha colpito di tutta questa storia è ancora una volta il comportamento delle persone e la loro (ir)razionalità.




La vicenda è stata sicuramente ingigantita dai media e dalla pressione politica. Ma c’è dell’altro. E abbiamo voluto approfondirlo a livello scientifico. Come mai fa più scalpore l’uccisione, ancorché condannabile, di un animale rispetto alle ben più drammatiche notizie di cronaca che coinvolgono le vite di migliaia di persone e che non alzano un così grande fervore pubblico?


Ci sono situazioni in cui l’amore verso gli animali vince sulla nostra preoccupazione per gli altri esseri umani. Una ricerca condotta da un team guidato dallo psicologo Richard Topolski lo dimostra. La situazione ricreata è quella de treno sopra descritta: il protagonista questa volta sei tu, un’altra persona e un cane. Un autobus fuori controllo sfreccia lungo una strada e sta per investire una persona e un cane. Tu stai assistendo al tragico incidente. Hai solo il tempo di correre in mezzo alla carreggiata e salvare o la persona o il cane. I ricercatori hanno poi proposto diverse versione della storia: in un caso conoscevi la persona, in un altro la vittima era un turista straniero oppure il cane era il tuo animale domestico e così via.




Cosa emerge dai risultati? Il 40% dei soggetti ha dichiarato che in alcune circostanze (la persona è sconosciuta e straniera e il cane è il proprio) salverebbe l’animale. I dati dicono che quando si tratta di salvare le persone, il fattore più importante è la parentela: si salvano le persone che conosciamo e che sono a noi vicine. E gli animali domestici vengono sempre preferiti alle persone sconosciute. In particolare, le donne sono più propense verso gli animali che verso le persone.




Un altro studio interessante è il seguente: i neuroni nella nostra amigdala rispondono preferenzialmente alle immagini di animali. L’amigdala tende ad attivarsi maggiormente quando i pazienti guardano gatti o serpenti rispetto a immagini di edifici o persone. Questa preferenza vale sia per gli animali più simpatici, sia per quelli più pericolosi e sembra essere indipendente dal contenuto emotivo delle immagini stesse.
Sembra quindi che il movimento mediatico nei confronti di Daniza abbia una base neuro-scientifica primordiale. Lo studio aiuta a rafforzare l’idea che, fin dalle prime fasi dell’evoluzione dei vertebrati, l’emisfero destro si è specializzato nel trattare stimoli inaspettati e biologicamente rilevanti. In termini di evoluzione del cervello, l’amigdala è una struttura molto antica, e in tutta la nostra storia biologica, le “immagini” di animali, che potevano essere sia predatori che prede, erano una classe molto rilevante di stimoli. Si tratta di un risultato importante e originale: nessuno avrebbe mai immaginato che le cellule nell’amigdala rispondessero più agli animali di quanto non facessero i volti umani, e in particolare che rispondessero a tutti i tipi di animali, non solo a quelli pericolosi.




Infine, un’altra chiave di lettura della vicenda è collegata ancora una volta all’empatia: ci sentiamo inesorabilmente vicini al tragico destino dei due cuccioli abbandonati più di quanto pensiamo. E sentiamo affetto per questi due cuccioli in particolare, non considerando che in natura ne esistono moltissimi altri. Uno fra i tanti post che leggiamo sui social network in questi giorni lo dimostra in modo chiaro e intuitivo: “da mamma il mio pensiero va ai cuccioli… non saranno cuccioli d’uomo, non paragono loro ai bimbi che muoiono di fame…chiaro, ma…”.
Al di là delle proteste e delle minacce di boicottaggio al Trentino alquanto discutibili, ci auguriamo che la vicenda di Daniza apra gli occhi sulla nostra irrazionalità di “essere umani” non così tanto lontani dall’essere animali.

 

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